Quando l’azienda passa dai genitori ai figli, istruzioni per l’uso.

Ne parliamo con Noemi D’Ambrosio consulente, formatore, counsellor e agente di commercio, esperta in temi di convivenza e passaggio generazionale per la Pmi, impegnata a favorire una cultura aziendale che conservi la tradizione ma che sia aperta alla novità.


Dottoressa D’Ambrosio, di solito la convivenza tra ‘giovani’ e ‘vecchi’, ‘genitori’ e ‘figli’ in una famiglia è spesso burrascosa. È così anche nelle aziende?

Convivenza nelle aziende significa generazioni diverse che in accordo regolano i rapporti patrimoniali e sviluppano con originalità la loro professione. La relazione tra queste generazioni si basa su idee diverse di imprenditorialità, che spesso generano conflitto. I rapporti diventano ambigui e ancora più complessi quando in campo subentra l’affettività. Nelle imprese a carattere famigliare la convivenza è ancora più complessa, poiché la gestione si basa su spinte attrattive e repulsive continue. La nuova generazione spinge per dare la propria impronta, la vecchia per conservare la cultura e la tradizione.

Cosa bisogna fare affinché questa convivenza, o addirittura il passaggio, avvenga in modo efficace?

La consulenza alla convivenza generazionale deve porsi alcuni obiettivi che sono importanti per la continuità: costruzioni di relazioni sane, gestione dell’ambiguità, sostegno professionale, costruzioni di reti con le istituzioni. Bisogna favorire una cultura aziendale che conservi la tradizione ma che sia aperta alla novità. È necessario creare opportunità di intelligenza collettiva, un’intelligenza distribuita ovunque, valorizzata, caratterizzata da quella nota capacità nelle piccole imprese di darsi una mano e curare il bene comune. Dobbiamo sostenere gli imprenditori a gestire la convivenza gestendo la perdita. Dobbiamo supportare la nuova generazione nella riprogettazione pianificata dell’azienda.

Che consigli darebbe a un ‘genitore’ che sta per passare le consegne?

Ai fondatori delle imprese consiglierei di dare l’opportunità agli altri, figli, nipoti, soci, di perpetuare la tradizione aziendale e di dare l’opportunità ad altri di ricevere gli stessi benefici economici ed emotivi che hanno ricevuto loro.

E ai figli?

Di farsi supportare a sviluppare le loro idee. Di entrare in relazione con ciò che sta cambiando e che li terrorizza al tempo stesso, facendosi accompagnare in un percorso di crescita. Il loro compito sarà quello di mediare ogni cambiamento, anche quelli più semplici, in un opera di riprogettazione continua. Per fare questo occorre un supporto professionale al cambiamento che li stimoli in modo pianificato alla ricostruzione della loro azienda.

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